Milano Unica, un passo importante verso il ritorno alla normalità

"Impossibile pensare che questa Milano Unica possa dare lo stesso impulso delle edizioni degli altri anni, ma di certo è importante che questa fiera sia fatta: è un passo importante verso il ritorno alla normalità": così Maurizio Sarti, presidente sia dei Produttori di tessuto della sezione Sistema Moda di Confindustria Toscana Nord sia del consorzio Pratotrade, commenta il taglio del nastro, che avverrà domani, della 31a edizione della fiera milanese, una delle più importanti e prestigiose al mondo per il settore dei tessuti. Questa edizione, incentrata sulle proposte per l'autunno-inverno 2021-2022 e quindi particolarmente congeniale alle tipologie tipiche pratesi, vede la partecipazione di 35 imprese del distretto: un plotone corposo date le circostanze, anche se meno della metà delle corrispondenti edizioni del recente passato.

"Siamo consapevoli di non poter avere aspettative troppo alte verso questo fiera", continua Sarti, "Tuttavia le aziende pratesi hanno accolto con favore e sollievo la conferma di Milano Unica, a maggior ragione dopo che Première Vision, non per volontà dell'organizzazione ma per i divieti imposti dal governo francese, è stata annullata. E' importante poter riavviare un minimo di rapporti personali con i nostri clienti. Lo è forse in maniera particolare per noi produttori pratesi: anche se abbiamo accelerato sulla via della digitalizzazione che è sicuramente da sviluppare al meglio, la propensione del distretto verso prodotti moda con un forte contenuto creativo richiede relazioni dirette. Le nostre collezioni sono fatte più per stimolare idee che per venire incontro ad aspettative precostituite: anche se una bella foto di un tessuto moda può colpire l'immaginario, prodotti simili vanno spesso spiegati e capiti."

I produttori di tessuti pratesi sono 280; il 70% producono tessuti trama-ordito (drapperia, tessuti moda per abbigliamento), il restante 30% tessuti speciali (pelliccette, tecnici, spalmati, geotessili, arredamento ecc.). Gli ultimi dati disponibili indicano per queste aziende un fatturato annuo di 1,9 miliardi di euro ed esportazioni per 1,3 miliardi (65% del fatturato); l'occupazione diretta è di 5 mila addetti.

Il lockdown ha imposto la chiusura della quasi totalità delle imprese tessili nazionali, tanto che la provincia di Prato, data la sua sostanziale identificazione col settore, è stata fra quelle a vocazione manifatturiera la più penalizzata in Italia. Non sorprende quindi che la rilevazione congiunturale del Centro studi di Confindustria Toscana Nord abbia evidenziato per il secondo trimestre 2020 una contrazione della produzione di tessuti del -31,4%. Oggi tuttavia i principali timori sono legati alla domanda: il calo dei consumi, sul quale nel caso della moda incidono pesantemente le limitazioni alla socialità, si fa sentire sia per il mercato interno sia per i paesi esteri più toccati dall'epidemia, alcuni dei quali (Stati Uniti, paesi europei come Germania e Francia, la stessa Cina) sono fondamentali per l'export pratese.

"Le recenti fiere, organizzate nelle ultime settimane essenzialmente dagli agenti, hanno mostrato segni confortanti di vitalità - conclude Sarti -. Partiamo per Milano, quindi, con un moderato ottimismo. Non ci nascondiamo comunque che ci attendono tempi difficili, che impongono fin da oggi un ripensamento della nostra stessa organizzazione di distretto. Come sezione Sistema Moda di Confindustria Toscana Nord ne siamo pienamente consapevoli e abbiamo iniziato un percorso di approfondimento del tema."
 
Maurizio Sarti